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La nuova architettura del vino in Alto Adige


La cultura del vino e il piacere sensoriale coinvolgono le persone. La nuova architettura del vino diventa una nuova cultura dell’enologia

immagine dell'architettura del vino Nell’ultimo decennio emerge con forza una nuova architettura del vino. Nel Vecchio Continente sono ben visibili diversi esempi di questa cultura, senza tralasciare le cantine dell’Alto Adige che registrano uno sviluppo considerevole. I vigneti, le cantine o le enoteche, con la loro struttura architettonica, contribuiscono a creare uno stile inconfondibile, costituendo un significativo fattore di immagine. L’architettura del vino resta una componente importante del marketing di settore: la struttura, più o meno innovativa, della cantina rispecchia i metodi di produzione, mentre la sua preziosità diventa sinonimo di qualità dei prodotti. Non bisogna andare tanto lontano per osservare questo fenomeno, perché l’Alto Adige offre diversi esempi di questa nuova tendenza, dal ‘95 a oggi. Uno dei pionieri dell’Alto Adige è Alois Lageder. Nel 1995 edifica la sua nuova cantina, conformemente ai criteri di bioedilizia, di sostenibilità e di ecologia all’interno della tenuta storica Ansitz Löwengang a Margreid. Per gli specialisti del settore, l’edificio rappresenta, ancora oggi, una delle cantine migliori per quanto riguarda la funzionalità, la struttura e la sostenibilità. Martin Foradori, nel 1997, con la “Torre del vino” della Cantina Hofstätter a fianco della Chiesa di Termeno, segna un momento indiscutibile, per quei tempi, nell’ambito dell’architettura del vino contemporanea. La tenuta, secondo gli esperti, rappresenta una svolta per l’economica vinicola locale che preannuncia una produzione innovativa e avanzata. Nel 2004 il Vigneto Manincor, nel Lago di Caldaro, è stato completamente ricostruito: un esempio di fusione della tecnologia di sempre con il know-how attuale. È tutto logico, autentico, semplice e limpido. Una struttura che si nota immediatamente all’entrata del paese di Caldaro è il Winecenter della cantina di Caldaro, costruito nel 2006 con uno stile di modesta eleganza architettonica che, secondo i proprietari, è l’espressione del proprio scibile nonché del metodo di lavoro di un’impresa moderna. Una presentazione innovativa e moderna visibile già all’esterno: era l’obiettivo della Cantina di Colterenzio. A una distanza di 50 metri dalla facciata attuale, nel 2007, è stata edificata una struttura portante innovativa, in metallo e assi di legno di quercia, con un originale gioco di colori, intervalli e aperture. La Cantina Tramin, nel 2010, è stata completamente ricostruita secondo un progetto molto esigente. Davanti all’edificio attuale sono state costruite due nuove ali che hanno conferito, alla cantina, una posizione chiave visibile all’entrata del paese. I filari bizzarri di una vigna privata di foglie e in veste tipicamente invernale, in grado di formare la struttura principale in acciaio, caratterizzano il panorama del territorio circostante, visibile anche in lontananza. La costruzione di questa nuova struttura ha contribuito, da allora, a un aumento della vendita dei prodotti locali pari a più del 25%. Soltanto nel primo anno, oltre 10.000 visitatori si sono recati presso la cantina per assistere a eventi e partecipare a visite guidate dell’edificio. C’è attesa per la ricostruzione della Cantina Bolzano. La tenuta vorrebbe affermarsi come una delle cantine più moderne e rappresentative dell’Alto Adige, al fine di rendere onore alla qualità dei propri vini tramite la bellezza architettonica degli edifici. L’intero vigneto, dalla vigna alla cantina fino all’enoteca, si tramuta gradualmente in un sito di commercializzazione: è necessario trasmettere un’immagine di garanzia e di qualità dei prodotti tramite l’architettura del proprio edificio per fidelizzare la clientela, al fine di aumentare i profitti. Il fenomeno scatena un vero e proprio “turismo enologico”: migliaia di visitatori si recano nelle cantine e prendono parte alle visite guidate. Gli attuali clienti vogliono vivere un’esperienza sensoriale, sentono la necessità di afferrare, di vedere, di sentire l’odore del vino per percorrere piacevolmente sentieri all’aria aperta, in mezzo ai vigneti. È necessario tenere conto della moderna architettura del vino, poiché il viticoltore, il vino, l’architettura e il consumatore finale devono convivere in perfetta armonia.

Eleonora Di Salvo


5 commenti on La nuova architettura del vino in Alto Adige

  1. Sì Angelo, come dimenticare, ad esempio, il famoso Aglianico del Vulture! Anche da me, in Sicilia, ci sono vini di ottima qualità. Sarebbe bene valorizzare i prodotti delle nostre regioni con edifici all’altezza della loro popolarità, come tu stesso hai affermato ;)

  2. Angelo

    Finalmente qualcuna che nomina l’Aglianico del Vulture.. :)
    I vini italiani sono i migliori..altro che vini francesi, spagnoli e californiani..

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