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Storie della prima Parma: diffondere l’archeologia


È un’interessante iniziativa culturale per sensibilizzare le persone sulle origini della città. Storie della prima Parma coinvolge le persone a conoscere le nuove scoperte archeologiche

Storie della prima Parma 126x250 Storie della prima Parma: diffondere l’archeologia eventi emilia romagna Conoscere la storia delle origini della città è importante per i cittadini e per i turisti. La storia e l’archeologia di una località permettono una maggiore consapevolezza del patrimonio culturale del territorio. Storie della prima Parma permette di entrare nella storia della città al fine di conoscere, nei dettagli aggiornati, le piccole curiosità storiche e culturali della località. Storie della prima Parma, voluta dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, con il sostegno di Fondazione Cariparma e con il contributo del Comune di Parma, consiste in un’esposizione presso il Museo Archeologico Nazionale di Parma – Palazzo della Pilotta, dal 12 gennaio al 2 giugno 2013, con una serie di pubblicazioni collegate: 1) Storie della prima Parma. Etruschi, Galli, Romani: le origini della città alla luce delle nuove scoperte archeologiche, catalogo della mostra. 2) Storie della prima Parma, guida breve alla mostra. 3) Parma etrusca, volume di studi miscellanei. I volumi sono pubblicati dalla casa editrice «L’Erma» di Bretschneider, concessionario unico per la realizzazione dell’esposizione. Il catalogo è stato realizzato con il contributo dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili di Parma. Obiettivo primario di Storie della prima Parma è la presentazione di nuove scoperte di scavo avvenute in anni recenti nel territorio di Parma, scoperte che contribuiscono a ridisegnare il quadro storico finora conosciuto per le fasi più antiche della città. Per valorizzare questi ritrovamenti sono due le azioni messe in campo: un consistente aggiornamento dei dati noti, accompagnato da approfondimenti storico-critici, attraverso una pubblicazione scientifica destinata agli specialisti; una restituzione degli stessi dati alla cittadinanza mediante un’esposizione temporanea rivolta al grande pubblico. Tutto ciò nasce dalla convinzione di portare fuori dal ristretto ambito accademico le conoscenze culturali, per far sì che entrino a far parte del patrimonio di tutti e contribuiscano all’acquisizione di una maggiore identità culturale. La finalità consiste nel dare un maggiore senso all’attività di tutela condotta quotidianamente dalla Soprintendenza, agli oneri economici sostenuti dai tanti imprenditori che si trovano a confrontarsi con il problema dei rinvenimenti archeologici, ai piccoli disagi inflitti alla cittadinanza con l’esecuzione degli scavi. Le fonti antiche raccontano che Parma, fondata come colonia romana nel 183 a.C., sorgeva su un territorio appartenuto prima agli Etruschi e susseguentemente ai Galli. Sorta su un sito che all’attrattiva della disponibilità d’acqua e di terreno abitabile aggiungeva la posizione lungo antiche vie commerciali che attraversavano la regione emiliana, Parma è pertanto una città nata più volte: per questo motivo parliamo di storie, alludendo a momenti di sviluppo della città che, nel tempo, hanno avuto caratterizzazioni diverse, determinando vere e proprie soluzioni di continuità e nuovi inizi della sua vicenda storica. Le scoperte archeologiche dell’ultimo decennio, rimaste finora inedite, hanno riportato alla ribalta il ruolo del centro in epoca preromana nell’ambito della regione emiliana occidentale, da sempre terra di confine posta tra l’Etruria propria e le culture dell’Italia settentrionale (Veneti, Liguri, cultura di Golasecca), nonché punto di passaggio obbligato per le comunicazioni con i Celti d’Oltralpe. Si tratta di una serie di insediamenti di tipo stabile e di sepolture che si collocano intorno al centro urbano attuale, testimoniando la continuità di occupazione a partire almeno dal VII secolo a.C. avanzato. Caratterizzati dalla presenza di materiali che denotano profondi legami con il mondo etrusco, questi ritrovamenti mostrano connotazioni riconducibili a una cultura mista determinata dalla posizione della città e dal suo contatto con le diverse culture circostanti, consentendo di chiarirne il ruolo storico nel più vasto ambito regionale. Una stessa fortunata stagione di scavi e scoperte ha messo in luce i documenti archeologici della prima occupazione di Parma in epoca romana, dopo la parentesi gallica durata per oltre due secoli e di cui soltanto ora sono state scoperte le prime testimonianze materiali. È così risultato che, dopo la parentesi del V e del IV secolo a.C., le cui scarse testimonianze sembrano attestare la riduzione o la scomparsa dei centri abitati precedenti, in corrispondenza con la prima presenza celtica nella pianura Padana, nel corso del III secolo il popolamento di Parma ha conosciuto un rinnovamento, in forme strutturate, con una concentrazione di tracce di abitato nel sito della città attuale, che preludono all’installazione della colonia nel 183 avanti Cristo. È perciò nel contesto di un centro già formato, il quale in età gallica rivitalizzava il popolamento etrusco di età arcaica, che si installarono i coloni Romani. Di questa colonia gli scavi degli ultimi decenni hanno rivelato le testimonianze più antiche, sia dal punto di vista della vita civile sia delle forme di culto, dove meglio si esprime il confronto tra la cultura latina e quella italica con il mondo celtico e ligure. Grazie a un esemplare incontro tra i dati archeologici e le fonti letterarie, viene pienamente confermato il resoconto dello storico latino Tito Livio, che ricorda come “a Modena e a Parma furono fondate colonie di cittadini Romani, nel territorio che poco prima era stato dei (Galli) Boi, e prima ancora degli Etruschi”.

Francesco Fravolini