Gioia del Colle è una città federiciana

È una località della Puglia ricca di testimonianze storiche e artistiche. Gioia del Colle ha un grande patrimonio ambientale con molti boschi. Il turista ammira i paesaggi e la natura protagonista del territorio

Gioia del Colle 250x187 Gioia del Colle è una città federiciana visitare puglia Al confine tra la terra di Taranto e quella di Bari nasce un piccolo paese molto conosciuto per la sua storia normanno-sveva. Siamo nell’Altopiano delle Murge esattamente a Gioia del Colle, città che sorge su una collina nel territorio barese e di uguale distanza marina tra il mar Ionio e quello Adriatico. Il territorio di Gioia del Colle è prettamente boschivo, da cui dominano quelli di fragno e rovenella. I più conosciuti sono quelli di Romanazzi e Serra Capece, che in due rappresentano la quasi totalità di tutta la zona boschiva. La nascita di Gioia del Colle è di origini bizantine, presenti in maggior numero attorno all’epoca medievale, ma il suo toponimo è stato coniato da Federico II di Svevia, che rinchiudendo la principessa Bianca Lancia, accusata di tradimento, nel castello normanno-svevo (tutt’ora esistente), quest’ultima, per disperazione, avrebbe perso tutte le sue gioie di perle senza mai ritrovarle. Più in là si seppe che si erano sparse per tutto il colle sottostante il paese. Da qui il suo nome. Questa è una delle tante leggende di cui si parla. Sembra che dopo i federiciani, gli aragonesi ristrutturando il castello, per defortificarlo in un secondo momento e renderlo dimora privata, abbiano trovato lettere. All’interno degli scritti si sostiene che quando la principessa fu rinchiusa a causa del tradimento con Manfredi di Sicilia, per l’umiliazione si tagliò i seni che vennero scolpiti nella cella in cui fu rinchiusa. Gli stessi seni, assieme al nascituro della discordia, furono mandati a Federico II come sfida all’umiliazione subita. Tutto raccontato e vissuto in quel castello normanno-svevo, situato ora nel centro storico di Gioia del Colle che, nel tempo, ha subito almeno tre interventi strutturali. Uno risalente al periodo bizantino mentre un altro a quello normanno, senza tralasciare quello svevo. L’ultima, quella tutt’ora visibile ai turisti, è rappresentata da un cortile quadrangolare con saloni e stanze che si affacciano su di esso, attorniato da quattro torri angolari, di cui due quasi totalmente decadute. È stato sotto l’attenzione del Ministero delle Belle Arti durante i primi anni del XX secolo, che miravano a riportarlo alle origini, ma non se ne fece nulla tanto che nel 1957, ormai malridotto, fu acquistato dal Ministero della Pubblica Istruzione per essere annoverato tra i monumenti nazionali. Dal 1977 è sede del Museo Archeologico. Il punto forte dell’economia sono state le distillerie Cassano, produzioni vinicole soprattutto esportate all’estero, con un buon mercato in Francia, grazie al fatto che molte di queste produzioni erano distillati di cognac, prima bevanda alcolica riconosciuta nel Paese transalpino. Ma, nei primi anni del ’900, anche a causa della Prima Guerra, gli abbuoni fiscali e i fondi destinati alle distillerie furono cancellati e, di conseguenza, fu chiusa questa immensa distilleria, subito dopo acquistata dalla ASL che ne fece un ospedale. Attualmente le distillerie non ce ne sono quasi più ma in compenso crescono quelle vinicole, grazie ai tanti campi di vigneti sparsi in tutta la Murgia che producono vini di uve rosse di primitivo, molto apprezzati in tutta Italia. Tutto però gira attorno alla festa patronale che si svolge il 26 maggio, San Filippo Neri, patrono di Gioia del Colle, conosciuto in tutto il mondo cattolico per le sue caratteristiche innovative per la Chiesa, grazie alle sue messe cantate, ai suoi detti sarcastici, tra i quali state buoni se potete. Il patrono è ricordato per aver radunato attorno a sé molti ragazzi di strada, avvicinandoli alle celebrazioni liturgiche, grazie ai suoi modi gioiosi di celebrare la messa. Nel rispetto delle sue tradizioni, in quel giorno, tutti i ragazzi del paese cantano e ballano fino a notte fonda, inneggiando le frasi del santo patrono, attorniati da tante bancarelle e tavolate che distribuiscono cibi e bevande del luogo, al fine di allietare la giornata festosa.

Eugenio Levi Cozzolino

Parole chiavi: , , ,


Eugenio Levi Cozzolino

Giornalista pubblicista, appassionato della musica e dell'arte, ha collaborato per varie riviste nazionali e regionali, scrivendo su tutti gli artisti e sulle forme d'arte in maniera capillare.


newsletter turismo


commenti